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Il fondatore

Il conte Giovanni Paolo Andrea Brenzoni nasce a Verona l’11 luglio 1802, durante la seconda dominazione francese di Verona, nella parrocchia di S. Matteo Concortine, chiesetta sita nei pressi di Borta Borsari, da Angela Erbisti e da un gentiluomo di famiglia agiata, Gherardo Brenzoni.
A quel tempo la sua famiglia gode di un certo prestigio.
Poco si conosce della sua vita da giovane, nè dei suoi studi.

Nel 1831, a ventinove anni, sposa Caterina Bon, ragazza di nobile famiglia veronese, che fin dall’adolescenza coltiva studi astronomici, filosofici, teologici, musicali.
La coppia anima un importante circolo culturale d’orientamento liberale, frequentato dai più illustri veronesi del tempo, fra cui Aleardo Aleardi. Per la maggior parte dell’anno i coniugi vivono a Verona; il loro tenore di vita è piuttosto buono, dispongono di proprietà a Verona, a Mozzecane e a Sant’Ambrogio (una villa, quattro case coloniche, vari appezzamenti di terreno).
Nella villa di Sant’Ambrogio, Paolo e Caterina trascorrono buona parte della loro vita intellettuale ed artistica, vivendo sentimenti risorgimentali, ma senza partecipare direttamente a fatti eversivi o cospirativi, ospitando numerosi letterali e uomini di cultura. In quegli anni la Valpolicella raccoglie buona parte della cultura veronese. Caterina si diletta di poesia e scrive pregevoli versi, che risentono tuttavia dei suoi studi di autodidatta.

Durante la permanenza a Sant’Ambrogio sono ospiti di Caterina Bon  e di Paolo Brenzoni personaggi in vista della Verona di allora, fra cui Angelo Messedaglia, Cesare Betteloni, Maria Teresa Serego Alighieri, Benassù Montanari, Paolo Perez, riuniti in un fecondo circolo culturale.

La coppia è allietata dalla nascita di due figli, Giuseppe e Alberto, che però hanno vita breve. Per i due sposi questa è una grande sofferenza. Di qui un loro più profondo interesse verso la povera gente di Sant’Ambrogio, dove amano spesso soggiornare nella loro villa accanto alla parrocchia.
Paolo, pur non avendo conseguito studi accademici, ama l’arte e si diletta di pittura.
Nell’autunno del 1845, per soddisfare il suo desiderio di partecipare ai congressi di scienziati italiani o, forse anche, per emulare la cultura del viaggio ben espressa in quegli anni da Goethe e da Heine, intraprende un viaggio di due mesi, fermandosi nelle maggiori città italiane: Torino, Genova, Napoli, Roma, Firenze.

Le lettere inviate alla moglie in quel periodo riportano interessanti descrizioni e giudizi su alcune delle principali città italiane, nonchè notizie su usi e costumi.
E’ dalla corrispondenza epistolare con la moglie, durante questa esperienza, che conosciamo la sua personalità ed il suo carattere: un uomo semplice, interessato alla cultura, parsimonioso, attaccato alla famiglia, innamorato della propria consorte, alla quale rivolge spesso frasi affettuose e non dimentica mai di essere informato sul suo stato di salute.

Caterina, infatti, già da alcuni anni soffre di disturbi visivi e di una noiosa metrite.
Le crisi e le ricadute sono frequenti e periodiche.
Purtroppo, la fragile salute e le gravi sventure familiari, che prematuramente la colpiscono, faranno abbandonare a Caterina Bon quasi del tutto le attività letterarie.
Morirà, non ancora quarantatreenne, l’1 ottobre 1856.

Dopo qualche anno, Paolo sposa in seconde nozze la ventottenne Teresa Veronesi. Ma anche questo matrimonio non è fortunato. Teresa muore pochi giorni dopo aver dato alla luce la sua unica creatura (1860), che si spegne, a sua volta, cinque anni dopo.
Rimasto solo, Paolo Brenzoni nomina suoi eredi il fratello Antonio ed i suoi discendenti, gli amici, la servitù, i poveri di Verona e di Mozzecane ed il Comune di Verona.

“Siccome poi nel Comune di Sant’Ambrogio la povera gente trae la vita dal lavoro dei marmi per la costruzione e decorazione dei più ricchi edifici”, Paolo Brenzoni pensa di erigere a Sant’Ambrogio una scuola elementare di architettura e ornato, da tenere aperta almeno durante i mesi invernali.
Troviamo questa sua volontà in un primo testamento, steso nel 1853, in cui lascia le sue sostanze al Comune di Verona afffichè mantenga una Scuola d’Arte che porti il suo nome.

Nel 1868 il conte Brenzoni personalmente posa la prima pietra della “Scuola gratuita di ornato, geometria, architettura e plastica”, inaugurata nel dicembre di quell’anno.
L’edificio viene edificato poco dietro la chiesa parrocchiale.

Una lapide, murata nella facciata nel fabbricato, riassume i concetti ispiratori dell’istituzione e ricorda la posa della prima pietra:
Durante l’inaugurazione il conte Paolo Brenzoni tiene un discorso davanti alla popolazione ambrosiana, alle autorità locali, al Presidente della Provincia e al Sindaco di Verona, facendo pubblico atto di donazione al Comune del nuovo fabbricato.
Per i suoi meriti sulla fondazione della Scuola d’Arte, con Decreto reale (aprile 1869), viene nominato Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Nello stesso anno veniva eletto presidente della Società di Mutuo Soccorso in Sant’Ambrogio e si interessava, assieme al Sindaco Faustino Butturini, di istituire il primo Asilo infantile.
Purtroppo il 7 dicembre 1869 Paolo Brenzoni muore senza aver potuto perfezionare la donazione al Comune di Sant’Ambrogio della sede della scuola, cosa che avverrà alcuni anni dopo.
Ettore Scipione Righi di Paolo Brenzoni scrive: “…Egli non è più ma l’opera sua rimane e per essa verrà giorno in cui quella terra aggiungerà una ricchezza che non ha mai conosciuto finora, e nel quale saprà intendere veramente la dignità del lavoro”.