LIBERO CECCHINI FESTEGGIA 100 ANNI CON LA SCUOLA D’ARTE

Sabato 28 settembre 2019 la Scuola d’Arte di Sant’Ambrogio di Valpolicella ha organizzato un grande evento nel borgo di San Giorgio  per festeggiare i 100 anni  di Libero Cecchini.

Libero è stato allievo della scuola nei primi anni Trenta e dal ’47 vi ha insegnato. Dal ’50, all’86, poi, l’ha anche diretta e recentemente, dal 2013 al 2015, si è iscritto e in qualità di allievo ha frequentato il corso di pittura. La storia di Libero è la storia di molte famiglie di Sant’Ambrogio, fortemente legata alla scuola d’arte ambrosiana. Il nonno Angelo fu uno dei primi allievi della Brenzoni così come il padre Beniamino Cecchini, che agli inizi del 900 migrò, con una ventina di ex allievi della Scuola, negli Stati Uniti, nel Vermont. Lavoravano il granito in baracche chiuse, con una temperatura esterna rigidissima, spesso vittime di polmoniti e della silicosi, la polvere di granito che si depositava sui polmoni. Per scampare a questo destino certo di morte, di lì cominciarono a mandare i soldi a Giovanni Piatti, che era stato un loro insegnante, per creare la Cooperativa che si chiamò appunto “Cooperativa Piatti” e che diede lavoro a gran parte delle famiglie ambrosiane soprattutto nei periodi di crisi economica. E questa storia è stata egregiamente riportato nella Via Crucis dei Lapicidi, opera in pietra che si trova nel borgo di San Giorgio , nei pressi del cimitero. Realizzata dallo scultore Matteo Cavaioni su disegni dell’architetto è un vero e proprio LIBRO DELLA MEMORIA.

Anche la sorella di Libero,  Marcella, nata nel Vermont nel 1909, frequentò la Scuola d’Arte dagli anni Venti fino al suo ritorno definitivo negli Stati Uniti, così come i figli di Libero, Marcella, Anna e Vittorio e tutto ciò a testimoniare quanto fosse motivo d’orgoglio per una famiglia frequentare la Scuola d’Arte e tramandarne ai figli l’amore. Un tempo un semplice scalpellino uscito dalla Scuola d’Arte e assunto nelle cooperative era considerato un Maestro e le ragazze da marito lo preferivano di gran lunga a qualsiasi impiegato!

Libero architetto ha raccontato spesso che  la sua prima idea di spazio architettonico risale a quand’era bambino e giocava con i suoi amici nella zona detta oggi “della Grola” che costeggiava la collina sopra Sant’Ambrogio.  Andavano a vedere i treni passare. Andavano anche quando pioveva, protetti sotto l’ombrello. Da lì è nata la sua prima idea di spazio architettonico, sotto quell’ombrello, mentre osservava i treni passare. .esprimendo poi in architettura le sensazioni accumulate allora…

Con Libero Cecchini abbiamo sviluppato progetti molto importanti per il territorio e questa grande festa è stato il nostro modo di ringraziarlo per il suo entusiasmo e per la sua esperienza, per il suo instancabile lavoro, per mettere sempre al primo posto la formazione dei giovani, per aver sempre promosso e sostenuto la scuola d’arte, con la quale collabora tutt’ora.

 

Il Sindaco di Sant’ Ambrogio di Valpolicella, Roberto Albino Zorzi, ha conferito a Cecchini la CITTADINANZA ONORARIA con le seguenti motivazioni:

– per l’amore verso il Comune di Sant’ Ambrogio di Valpolicella al quale ha dedicato attenzione e cura, operando per il recupero del patrimonio architettonico e culturale del paese;

per la preziosa opera educativa svolta negli anni a favore della crescita culturale e artistica di tanti cittadini ambrosiani attraverso la Scuola d’arte “Paolo Brenzoni”, della quale è stato allievo, insegnante e per trentasei anni direttore;

–  per aver contribuito alla crescita di tanti artigiani portando benessere nella nostra comunità;

– per lo straordinario contributo profuso nella  ricerca di nuove tecnologie da applicare al restauro dei monumenti in pietra, nonché per la promozione dell’impiego dei materiali lapidei in architettura.

 

Dopo le varie testimonianze Libero è stato salutato dal suono della tromba dell’amico  ambrosiano Vittorio Cecchini, detto “Lollo”, che lo ha accompagnato all’apertura della mostra “LIBERO CECCHINI. A cent’anni accende la luce della vita”, esposta presso la collegiata nei pressi del chiostro della Pieve di San Giorgio. Una serie di sculture su bozzetti in plastilina di Libero Cecchini, riprodotti in resina dallo scultore Matteo Cavaioni.

Curatore della mostra Nicola Viviani laureato in Scienze dei Beni Culturali e Storia dell’Arte all’Università di Verona, dottorando di storia dell’arte presso l’Università inglese di Warwick: “Il filo conduttore di questa esposizione è la luce come fonte di vita, attraverso il quale l’Architetto Libero Cecchini ci sorprende con un coraggioso approccio innovativo, anzi, rivoluzionario. Prima di tutto, dal punto di vista materiale: la resina con cui le opere sono plasmate apre una dimensione espressiva preclusa ai materiali classici come il marmo e il bronzo. Trasparenze e rifrazioni diventano ora nemiche e ora complici, condizionando anche l’approccio  curatoriale  dell’esposizione, stravolto rispetto ai canoni tradizionali:  spegnendo l’ambiente circostante, le opere si animano e iniziano a raccontarsi, emanando luce e trasformandosi in una costellazione che prende vita dall’oscurità del cosmo. È bastato ascoltarle: esse stesse hanno suggerito sin dall’inizio il modo in cui volevano essere esposte.”

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