LA SCUOLA D’ARTE A “MARMO+MAC” 2018

Dal 26 al 29 settembre, durante Marmo+Mac 2018, la Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” ha esposto alcune opere in marmo presso la GALLERIA DEI SIGNORI (fra gli stand 11-12), su invito dell’Associazione Nazione Le donne del Marmo e presso il padiglione 6, stand C4, ospiti di AS.MA.VE. e di VERONA STONE DISTRICT.

“MEMENTO MORI”, progetto didattico realizzato dagli allievi del corso di scultura della pietra e dal loro docente, lo scultore Matteo Cavaioni. Tema dell’opera: “Essere coraggiosi e riprodurre ciò che siamo: scaglie e polvere!” Un ammonimento all’effimera condizione dell’esistenza, un’opera in cui si avverte forte il senso di precarietà che stiamo vivendo. Ciascun elemento è stato scolpito in marmo bianco di carrara
A IMMAGINE DI NOI”progetto didattico realizzato dagli allievi del corso di scultura della pietra e dal loro docente, lo scultore Matteo Cavaioni. Nell’opera si avverte la coralità tra le diverse realizzazioni scultoree. Lo sguardo dello spettatore è invitato a dialogare sulle differenti tecniche esecutive e nel contempo ad abbracciare l’opera nella sua globalità. Ciascun elemento è stato scolpito in marmo bianco di carrara

“TRACCE DI NOI”progetto didattico realizzato dagli allievi del corso di scultura della pietrae dal loro docente, lo scultore Matteo Cavaioni. Ogni allievo, dopo aver elaborato graficamente il disegno e impostato sul blocco le linee essenziali, ha scolpito il proprio piede in marmo bianco di carrara. L’opera racconta simbolicamente il viaggio degli scultori della Brenzoni, con uno sguardo alla storia passata e alla tradizione ma in continuo movimento verso il futuro, con la voglia di scoprire e di sperimentare. La forza di ogni singola scultura si amplifica nell’insieme dell’installazione e induce l’osservatore ad intraprendere il medesimo percorso che l’opera suggerisce.

“RIFLESSI” OPERA DELLO SCULTORE MATTEO CAVAIONI.  PESO KG. 100, MISURE  H.70  X  50  X  60. E’ UN’OPERA INTERESSANTE ATTRAVERSO LA QUALE CAVAIONI RICORDA UNO DEGLI ULTIMI SCULTORI-SCALPELLINI DEL BORGO DI SAN GIORGIO, SOPRANNOMINATO “EL PIPION”

LO SCALPELLINO VIENE RITRATTO IN UNA SITUAZIONE QUASI SURREALE. L’ARTISTA LO RAPPRESENTA DUE VOLTE, IN ORIZZONTALE, QUASI PER RICHIAMARE LA SPICCATA DOPPIA PERSONALITA’ DEL SOGGETTO

LE DUE FACCE SONO ACCOSTATE, IN EQUILIBRIO, NON SPICCANO UNA SULL’ALTRA

ENTRAMBE SUSSISTONO, COSI’ COME LE DUE PERSONALITA’ CHE CONVIVEVANO NEL “PIPION”

NELLA SCULTURA E’ STATO AMPLIFICATO L’ORECCHIO PERCHE’ GIUSEPPE ERA UNA PERSONA CHE SAPEVA ASCOLTARE E IN TAL MODO RIUSCIVA A  METTERSI IN CONTATTO CON IL MONDO ESTERNO

INTERESSANTE L’USO DEL COLORE NELLA SCULTURA ATTRAVERSO LA SCELTA DI UN MARMO, IL NEMBRO ROSATO DI VERONA, CHE CON LE SUE SFUMATURE E IL DISEGNO DATO DALLA VENATURA DEL MATERIALE, RIESCE AD EVIDENZIARE L’INCARNATO DELLA FIGURA RENDENDO L’OPERA UNICA

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