SIMPOSIO “SCOLPIRE NELLA MEMORIA”

Il 18 e il 19 luglio 2015 alcuni allievi del corso di scultura della pietra organizzato dalla Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella, guidati dal loro docente, lo scultore Matteo Cavaioni, hanno partecipato al primo Simposio di scultura intitolato “Scolpire nella memoria”, che si è tenuto presso il Rifugio alpino al Telegrafo. Situato sul Monte Baldo a 2.147 mt., a poca distanza dalla cima del Monte Telegrafo, così nominato perché dalla sua sommità gli informatori napoleonici mandavano a valle i segnali, è il rifugio più in quota del Monte Baldo, di proprietà del C.A.I di Verona ed ha una posizione dominante sul Lago di Garda.

Il simposio è stato promosso da Alessandro Tenca, legale rappresentante di equipENatura, società che gestisce il Rifugio Gaetano Barana al Telegrafo e dai fratelli Andrea e Matteo Cavaioni di Mazzurega, attraverso “Heart Stone, un’idea dal cuore della nostra Terra” un progetto nato dall’unione di giovani artigiani, alcuni dei quali allievi o ex allievi della scuola d’arte ambrosiana, un team di professionisti nell’ambito della lavorazione della Pietra e dei Marmi Veronesi che ha deciso di sperimentare e contaminarsi in un ambito produttivo, progettuale e commerciale. Un contesto in cui i materiali danno spazio alle idee, prendendo nuove forme.

Passione per il lavoro, manualità, dedizione, genio creativo, condivisione di valori, competenze, amore per il territorio e…il forte desiderio di accogliere idee innovative per dar vita a progetti unici nel pieno rispetto della materia hanno spinto questi giovani scultori-imprenditori a provare insieme nuove strade o per meglio dire “nuovi percorsi artistici” anche in alta quota. Tema proposto: “La grande guerra”, di cui quest’anno ricorrono i 100 anni, un tema significativo per le nostre montagne, che hanno visto ai loro piedi e suoi loro pendii il dispiegarsi di eserciti, l’infuriare di battaglie e purtroppo sono state testimoni di morte e desolazione.

Gli scultori hanno scelto la pietra come materiale per raccontare le loro impressioni su un tema così forte, lavorandola nel luogo da dove ha origine, la montagna, completando presso il rifugio le opere abbozzate a valle. Materiale scelto il nembro verdello, proveniente dalla cava della ditta Marmi A.C. di Andrea Cavaioni, che ha donato il materiale per il simposio. Di colore crema, a tratti verde chiaro venato, è stato scelto perché materiale ottimo da scolpire, compatto, resistente alle intemperie soprattutto in montagna nel periodo invernale. Ciascun bassorilievo misura cm. 50 x50 con uno spessore di 10 cm.

Fra le opere esposte troviamo “Storia d’Italia” di Danilo Caccia, un libro rilegato con filo spinato che racconta un triste capitolo della nostra storia che però piano piano si sta cancellando, diventando solo un ricordo…“Spino”, di Matteo Cavaioni, è una scultura dinamica, in movimento, che nasce prendendo spunto dalla matassa di filo spinato che si trasforma in un vortice che, come la guerra, risucchia uomini e cose portandoli verso il nulla, il non senso…. Interessante anche l’opera “Trincea” di Mirko Pavoni, che trae ispirazione dalla trincea come luogo in cui si è svolta buona parte della Prima Guerra Mondiale: come un’ immensa ferita  parte dal vuoto, entra in un incubo, nell’inferno per poi diradarsi, portando con se’ solo dolore. Manuele Mocci con il bassorilievo “Confini” richiama la montagna come luogo armonico, rappresentato dai suoi fiori e dai suoi paesaggi ma che nei racconti di chi ha combattuto si trasforma in luogo duro, crudo, monotono. Mauro Corbioli  con “Croci tra le cime” ricorda i tanti soldati caduti, simboleggiati dall’elmetto posto sulla croce, ma soprattutto i tanti civili che hanno perso la vita, nelle zone di confine, ricordati con la nuda croce. A fianco il paesaggio montano, che muto e silenzioso è stato testimone di tanta barbarie. Ed infine Matteo Zanoni, che con l’opera “La guerra è finita” cede il passo alla speranza. Un aereo da combattimento che non sgancia più bombe ma sorvola con calma le montagne …la natura che con la sua bellezza e la sua potenza riesce a sovrastare tutto, donando un senso di pace, di armonia, di libertà e speranza. L’armonia che si è respirata appunto al Rifugio Telegrafo in questi giorni e che speriamo duri per tanti anni ancora. Le opere rimarranno esposte grazie a Silvano Zamperini che ha aiutato gli scultori a fissarle sulle colonne del rifugio, a disposizione dei tanti turisti che ogni giorno arrivano numerosi. Presente anche il Sindaco di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Roberto Zorzi, che con l’Amministrazione comunale ha patrocinato l’iniziativa. Un’esperienza unica, per raccontare momenti importanti della nostra storia, come la Grande Guerra, che i nostri scultori hanno vissuto solo nei racconti di chi l’ha combattuta, un modo per far riflettere quanti si avvicineranno a questo luogo. Un augurio che il primo Simposio di scultura trovi molti sostenitori e che nei prossimi anni prosegua su temi importanti con nuove opere.

 

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