VIA CRUCIS DEI LAPICIDI (IL LIBRO DELLA MEMORIA)

La Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” e l’Amministrazione comunale di Sant’Ambrogio di Valpolicella hanno inaugurato, domenica 13 aprile alle ore 16.00, presso la Collegiata della Pieve di San Giorgio di Valpolicella, la«Via Crucis dei Lapicidi».

E’ un’opera che racconta la passione di molti ambrosiani, cavatori, scalpellini, scultori ed imprenditori che fin dall’antichità, con il duro lavoro e le loro capacità, hanno contribuito a valorizzare il nostro territorio.

L’opera prende spunto da una serie di formelle in ceramica e bronzo realizzate dall’arch. Libero Cecchini alcuni anni fa che si rifanno alla tradizione cristiana della Via Crucis e che sono state esposte presso la Collegiata-Chiostro della Pieve di San Giorgio dal 13 al 20 aprile 2014.

Realizzata dallo scultore Matteo Cavaioni con gli allievi del corso di scultura, su disegni e modelli di Libero Cecchini e con il coordinamento del direttore della Scuola d’arte Beatrice Mariotto, l’opera si compone di sedici formelle incise direttamente su supporti a forma di libro aperto, in pietra locale.

La Via Crucis è stata collocata presso la strada di accesso al cimitero di San Giorgio, considerato il tema trattato e la vicinanza del sito alle numerose cave dalle quali, fin dai tempi più antichi, venivano estratti i marmi per produrre opere apprezzate in molte città d’Italia e nel mondo intero.

Alle quindici stazioni tradizionali è stata aggiunta la formella che racconta la nascita della scuola d’arte “Paolo Brenzoni”, fondata nel 1868 dal conte Paolo Brenzoni per migliorare la qualificazione e la condizione sociale degli scalpellini di Sant’Ambrogio. Quest’opera racconta la storia di coloro che, agli inizi del 900, sono partiti da un’Italia colpita dalla crisi economica e anni dopo dalla guerra, per cercare lavoro all’estero. Persone umili, con pochi studi, che non conoscevano le lingue straniere, spesso privi di mezzi ma con tanto coraggio e tanta voglia di risollevare le proprie condizioni di vita. Giovani che hanno superato la crisi con la cultura appresa anche alla scuola d’arte.

Alla prima formella seguono le altre quindici che presentano una rilettura contemporanea della Via Crucis: molte delle scene riprodotte si rapportano ai giorni nostri e alla tradizione del territorio ambrosiano.

Nella stazione “Gesù condannato a morte” (I stazione) in primo piano è scolpito un “Cristo scalpellino”, sullo sfondo i lapicidi al lavoro nelle cave del Vermont (USA) nei primi anni del ‘900, dove emigrarono molti ex allievi della scuola d’arte in cerca di lavoro.

La maggior parte di questi giovani non sono più tornati a casa a causa delle basse temperature invernali e della polvere di granito, fra le principali cause dei decessi (silicosi). In loro memoria è stata composta questa formella.

Nella formella “Gesù incontra sua madre” (IV stazione) viene presa come riferimento un’opera collettiva prodotta dagli allievi della scuola d’arte sulla partenza degli emigranti. A fianco di Gesù che saluta sua madre c’è un padre che saluta il figlio in partenza per paesi lontani mentre la madre prega per il suo futuro.

La stazione “Gesù cade per la seconda volta” (VII stazione) ricorda la sciagura accaduta a San Giorgio nel 1927, dove un autocarro, carico di operai e di pesanti blocchi di marmo, uscì di strada e precipitò in una scarpata. Morirono otto operai schiacciati dai massi, quattro di San Giorgio e quattro di Sant’Ambrogio. Ancora oggi un monumento, eretto usando gli stessi massi che causarono la tragedia,  ricorda il terribile incidente.

Nella Via Crucis dei Lapicidi, Gesù non incontra più le pie donne ma le madri, le figlie, le sorelle disperate dei lapicidi caduti sul lavoro, (VIII stazione) che pregano per i loro cari periti in cava e nei laboratori. Gesù inchiodato sulla croce (XI stazione) è circondato dai corpi dei più sfortunati lapicidi che morivano a causa dei crolli nelle cave in galleria, venivano estratti, spogliati e deposti su assi di legno per riportarli ai propri cari.

“Gesù sepolto nel mare dei migranti” (XIV stazione) vede il corpo di Cristo stilizzato, non più adagiato nel sepolcro ma immerso nell’azzurro del mare, per evocare le tragedie che da sempre accompagnano la vita degli immigrati e che hanno accompagnato la storia di molti ambrosiani emigrati in America.

Le stazioni sono state scolpite dallo scultore Matteo Cavaioni, docente del corso di scultura della pietra della scuola d’arte che grazie alla sua preparazione e alla sua sensibilità riesce a trasformare la pietra, a renderla viva, ricca di nuovi significati.

Voglio ringraziare Libero Cecchini, al quale ci lega un profondo affetto e che da sempre collabora con la scuola d’arte per realizzare progetti importanti.

L’Amministrazione comunale di Sant’Ambrogio di Valpolicella ritiene l’opera una valida proposta sia sotto il profilo culturale che sotto il profilo della promozione del territorio. Il libro della memoria “Via Crucis dei lapicidi” vuole essere un segno di riconoscenza e un omaggio alla storia della comunità ambrosiana.

Il nostro grazie va a Libero Cecchini, ispiratore dell’opera, a Mons. Alberto Piazzi, che ci ha aiutati a capire meglio il significato di questo nostro lavoro  e soprattutto alle famiglie che ci hanno permesso di realizzare l’opera sponsorizzandola e che con questo gesto hanno dimostrato ancora una volta la loro vicinanza e il loro supporto alle attività della scuola: Braghetta Emilio e Paola – Buniotto Alberti Giuliana, Laura e Anselmo – Butturini Giampietro e Maristella – Cavaioni  Mario – Cecchini Aida e Libero – Destri Nereo – Mariotto Beatrice e Cristiana – Mariotto Luigino e Paola – Pellegrini Mario e Aldo – Testi  Claudio.   (Beatrice Mariotto, Direttore della Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni”).

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