RESTAURO MAROGNA A SAN GIORGIO

Domenica 1 aprile 2012 la Scuola d’Arte “Paolo Brenzoni” di Sant’Ambrogio di Valpolicella ha organizzato un breve corso sulla “Costruzione, restauro e manutenzione dei muri a secco”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Sant’Ambrogio, la Pro Loco di San Giorgio e il Movimento “Civiltà delle Marogne”.

L’esigenza di conoscere meglio l’antica arte della costruzione di tali manufatti è nata in occasione del restauro di una porzione del muro di sostegno a secco che delimita il cortile della sede della scuola d’Arte, nel borgo di San Giorgio di Valpolicella commissionato dalla Pro Loco e sotto il controllo dell’Ufficio Tecnico Comunale.

Trattasi di un muro lungo circa 60 metri che nella parte mediana misura circa 3,50 mt. di altezza, compreso il coronamento formato da elementi triangolari.

La caratteristica di questo manufatto è la tessitura “a lisca di pesce” realizzata con l’antica tecnica dei conci “incortelè” (cioè disposti alternativamente inclinati corso dopo corso) anziché come usualmente “sentè” (cioè disposti a corsi suborizzontali).

Il muro è stato costruito con maestria e abilità da scalpellini e viticoltori ambrosiani, agli inizi del 1900, usando elementi lapidei provenienti dalle locali cave di lastrame coltivate in galleria.  I cavatori si addentravano nel sottosuolo scavando vere e proprie gallerie nella roccia lasciando dei pilastri di roccia naturale in posto a sostegno del soffitto man mano che avanzava e si approfondiva il fronte della cava, stando attenti ad evitare cedimenti o crolli improvvisi del soffitto. Una serie infinita di cunicoli e di camere che si sviluppavano per qualche chilometro sotto le colline ambrosiane ancora oggi parzialmente visibili.

I residui di escavazione erano spesso di ingombro per l’attività e il movimento dei cavatori, venivano prelevati, allontanati e riutilizzati per la costruzione delle case in pietra del borgo e l’elevazione dei muri di sostegno a secco nella campagna.

Il materiale usato per le “marogne” (termine dialettale locale per indicare i muri a secco) di San Giorgio era di solito il calcare appartenente al gruppo del Biancone e della Scaglia Rossa. Inoltre veniva anche utilizzata una pietra calcare che proveniva dalla località Biotto e la “masegna”, una calcarenite reperibile nella zona tra il Monte Solane e San Giorgio.

Questi manufatti richiedono una manutenzione ricorrente per durare nel tempo e pertanto devono essere puliti dalle piante infestanti con radici invadenti e, operazione molto importante, vanno inserite scaglie e cunei di pietra fra masso e masso per colmare le lacune che si formano nel tempo a causa della rottura di alcuni elementi e per impedire ai conci di pietra di sfilarsi per la spinta della terra retrostante.

Un tempo in Valpolicella le “marogne” delimitavano i confini di proprietà  caratterizzando il paesaggio collinare. Oggi, dopo anni di abbandono, si sta riprendendo a considerare la grande utilità dei muri a secco in agricoltura  per rendere il terreno coltivabile più sicuro dividendolo in terrazzamenti. Le “marogne” inoltre svolgono l’importante funzione di trattenimento e di lento drenaggio delle acque meteoriche salvaguardando il territorio da frane e smottamenti.

I muri di sostegno a secco influiscono positivamente sulle coltivazioni in quanto, riscaldati dal sole, diventano collettori di calore e nei periodi più freddi, mitigano gli effetti del rigore del gelo invernale sulle radici degli olivi e delle viti ivi piantumate.

Le “marogne” dal punto di vista ecologico sono inoltre veri e propri sistemi naturali in quanto popolati da tante specie animali e vegetali quali muschi e felci indicatori spesso della qualità dell’aria e della salubrità dell’ambiente.

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